Quotidiano Enti Locali & PA – Il Sole 24 Ore

  • 28 Nov 2014
  • No alle ordinanze del Sindaco che vietano la distribuzione porta a porta di materiale pubblicitario

    di Andrea Alberto Moramarco
  • Il Comune non ha il potere di emanare un provvedimento restrittivo dell'attività di volantinaggio e distribuzione di materiale pubblicitario porta a porta, poiché trattasi di attività essenzialmente libere, nei cui confronti l'Ente non vanta poteri regolatori. L'eventuale provvedimento amministrativo che reca tale divieto è illegittimo e va disapplicato dal giudice ordinario. Lo ha affermato il Tribunale di Cagliari con la sentenza 1454/2014. Negli stessi giorni si è pronunciato anche il Tar Lecce con la sentenza n. 1288/14 (già commentata da Vittorio Italia) sull'ordinanza del Sindaco che imponeva il volantinaggio esclusivamente nelle cassette postali chiuse a chiave.

    Il caso
    All'origine della vicenda c'è un'ordinanza emessa dal Sindaco di un Comune sardo che vietava la distribuzione di volantini pubblicitari deposti nelle cassette postali delle abitazioni, consentendo tale attività solo il lunedì, previa autorizzazione del Comune. Una società aveva violato tale ordinanza ed era stata perciò destinataria di una ingiunzione di pagamento da parte del Comune.
    Nel giudizio di opposizione, il Giudice di pace aveva ritenuto esistente la violazione dell'ordinanza nonostante la società ingiunta ritenesse che l'attività posta in essere fosse configurabile non come volantinaggio, bensì come distribuzione porta a porta di materiale pubblicitario, non espressamente vietata dall'ordinanza del Comune.
    In appello, veniva contestata dalla società la legittimità dell'ordinanza che vietava il volantinaggio, mentre il Comune rilevava l'inammissibilità della richiesta di disapplicazione dell'ordinanza comunale.

    Le motivazioni
    Il Tribunale afferma innanzitutto il proprio potere di disapplicazione. Il giudice ricorda infatti che ben è consentito al giudice ordinario avere «conoscenza incidentale di un atto amministrativo che si pone quale antecedente logico di una decisione - ed in particolare nel giudizio di opposizione a sanzione amministrativa - il potere del giudice ordinario di disapplicare gli atti amministrativi riguarda gli atti imperativi che costituiscono il presupposto della sanzione», come nel caso di specie.
    Nel merito, il Tribunale ritiene l'ordinanza palesemente illegittima sotto vari aspetti. In primo luogo, l'ordinanza non indica la norma di legge che consente al Comune di emanare un provvedimento restrittivo delle attività di volantinaggio e distribuzione porta a porta, e la stessa non può considerarsi contingibile e urgente perché impone in maniera stabile la restrizione di un'attività commerciale; in secondo luogo, la competenza a emanare un'ordinanza avente natura regolamentare spetta al Consiglio o alla Giunta e non al Sindaco, come accaduto nel caso di specie; in terzo luogo, le attività di volantinaggio e distribuzione porta a porta, a prescindere dalla loro eventuale equiparazione, sono attività sostanzialmente libere, «ragion per cui nei confronti di esse l'amministrazione non vanta poteri regolatori suscettibili di incidere direttamente nel rapporto tra gli operatori commerciali e i potenziali clienti».