Quotidiano Enti Locali & PA – Il Sole 24 Ore

  • 22 Apr 2015
  • Anche il disavanzo tecnico entra nel ripiano trentennale

    di Daniela Ghiandoni e Elena Masini
  • Con una mossa a sorpresa, il decreto con il quale sono state definite le modalità e i tempi di copertura dell'extradeficit include nel ripiano trentennale anche il disavanzo tecnico, allontanando quindi il momento dell'effettivo riequilibrio dei bilanci locali.

    Le regole secondo il Dm
    Con l'emanazione del Dm (pubblicato sulla «Gazzetta Ufficiale» del 17 aprile) dedicato alle modalità di ripiano dell'extradeficit derivante dal riaccertamento straordinario dei residui, viene aggiunto un tassello importante al percorso di attuazione della riforma contabile. Grazie ad esso, infatti, sarà possibile ripianare, in un arco temporale massimo di 30 anni, il maggiore disavanzo che potrebbe emergere in occasione del riaccertamento straordinario dei residui, quando tutti gli enti sono chiamati ad applicare il principio della competenza potenziata ai propri residui e accantonare nel risultato di amministrazione al 1° gennaio 2015 il fondo crediti di dubbia esigibilità secondo i criteri armonizzati, senza distinguere tra disavanzo tecnico e disavanzo di amministrazione calcolato ai sensi del nuovo articolo 188 del Tuel.

    Disavanzo reale e disavanzo tecnico
    Il principio della competenza potenziata ha introdotto nell'ordinamento contabile delle nuove grandezze nei risultati contabili, l'avanzo e il disavanzo tecnico, che meritano di essere approfonditi per la loro peculiarità. Sia l'avanzo che il disavanzo tecnico non costituiscono eccedenze o carenze di risorse effettive ma solo temporanee, in quanto rappresentano il saldo di esigibilità di debiti e crediti esistenti ma non ancora scaduti. Per la prima volta essi verranno a evidenza con il riaccertamento straordinario dei residui quando gli enti dovranno, entro il 30 aprile, individuare e reimputare (ovvero spostare in avanti) residui certi ma non ancora scaduti (vanno cioè spostati nell'esercizio di effettiva scadenza). L'avanzo tecnico evidenzia come, al' 1° gennaio 2015, le entrate siano maturate prima delle spese e quindi i residui passivi reimputati risultano maggiori dei residui attivi reimputati. Questa eccedenza di risorse al 1° gennaio non confluisce in avanzo, ma viene accantonata nel fondo pluriennale vincolato a copertura dei maggiori impegni spostati sugli esercizi successivi. Il disavanzo tecnico al contrario evidenzia come, alla stessa data, le spese siano maturate prima delle entrate, per cui sono maggiori i residui attivi reimputati rispetto ai passivi. Tale disavanzo è definito «tecnico» per distinguerlo da quello «reale» in quanto non rappresenta una carenza effettiva di risorse, ma solamente un deficit "temporaneo", dal momento che crediti non ancora esigibili al 1° gennaio 2015 hanno finanziato debiti già scaduti. Questo disavanzo verrà recuperato quando i maggiori crediti cancellati matureranno nell'esercizio o negli esercizi in cui sono stati trasferiti. L'armonizzazione prende in considerazione il disavanzo tecnico con riferimento ai saldi annui delle reimputazioni: l'articolo 3, comma 13, del decreto legislativo n. 118/2011, infatti, obbliga gli enti a coprire il disavanzo che risulta dai maggiori residui passivi reimputati rispetto agli attivi reimputati e al fondo pluriennale vincolato al 1° gennaio o con nuove risorse dell'esercizio ovvero, tramite il suo rinvio, con i maggiori residui attivi reimputati che matureranno negli esercizi successivi, in occasione della scadenza dei crediti.

    In pratica
    Se ad esempio un ente, nell'esercizio 2015, ha reimputato residui attivi per 100 e residui passivi per 400, con un fondo pluriennale al 1° gennaio 2015 di 50, il disavanzo tecnico annuo di 250 (400 Rp- 100 Ra – 50 di Fpv) può essere, a scelta dell'ente, o finanziato con nuove entrate 2015 oppure rinviato al 2016, esercizio in cui matureranno gli ulteriori 250 di residui attivi reimputati. Il disavanzo tecnico può manifestarsi solamente sui singoli esercizi, nel caso in cui l'ente abbia costituito, al 1° gennaio 2015, il fondo pluriennale vincolato, oppure può emergere al 1° gennaio 2015, se già a tale data i residui attivi reimputati superano nel loro complesso i passivi. In quest'ultimo caso gli enti non hanno scelta e dovranno, gioco forza, ridurre il risultato di amministrazione al 1° gennaio 2015, come impone il prospetto allegato 5/2 al decreto 118/2011, salvo poi recuperare successivamente il surplus di entrate. Nel dettare le regole per il calcolo dell'extradeficit da assoggettare al finanziamento trentennale, il decreto prende come riferimento:
    • l'importo negativo della quota disponibile del risultato di amministrazione rideterminato alla data del 1° gennaio 2015, come risulta dal prospetto allegato 5/2 al Dlgs 118/2011, nel caso in cui il risultato di amministrazione al 31 dicembre 2014 sia positivo o pari a zero;
    • la differenza algebrica tra la quota disponibile (negativa) e il risultato di amministrazione al 31 dicembre 2014, qualora quest'ultimo sia negativo.

    Si vedano qui i due esempi

    Questo calcolo include nella spalmatura anche l'eventuale disavanzo tecnico, che, essendo compreso nell'allegato n. 5/2, contribuisce ad incrementare l'importo dell'extradeficit da assoggettarsi al ripiano trentennale (si veda in proposito la tabella).

    Le conseguenze
    Riprendendo l'esempio n. 2, e analizzando le origini del disavanzo al 1° gennaio 2015 pari a 650mila, si nota come esso comprenda anche il disavanzo tecnico di 350mila che nasce dal saldo negativo delle reimputazioni. Pertanto il maggiore disavanzo di amministrazione, pari a 1,2 milioni (ovvero alla differenza tra -1,3 milioni e -100mila), se fosse rispettata la distinzione tra disavanzo tecnico e disavanzo di amministrazione nei tempi di copertura, dovrebbe essere così recuperato:
    a)per 350mila con nuove risorse ovvero con la maturazione delle maggiori entrate reimputati agli esercizi di scadenza delle obbligazioni, come prevede all'articolo 3, comma 13, del Dlgs 118/2011;
    b)per 850mila secondo i criteri previsti dal Dm in un massimo di 30 anni.
    Nel decreto, invece, la spalmatura avviene per il totale, e quindi su 1,2 milioni, senza operare alcuna distinzione. Questa impostazione potrebbe in qualche modo autorizzare gli enti a dilazionare nel tempo il suo recupero, usando le maggiori entrate reimputate che matureranno anticipatamente per finanziare nuove spese. Un atteggiamento opportunistico che allontana i tempi dell'effettivo riequilibrio, da ritenersi poco aderente ai principi di sana gestione finanziaria, per il quale, allo stato attuale, l'unico freno è rappresentato dall'applicazione dell'articolo 3, comma 13, del Dlgs 118/2011.