Quotidiano Enti Locali & PA – Il Sole 24 Ore

  • 06 Mag 2015
  • La scissione contabile frena il gettito Iva

    di Marco Mobili
  • Iva in rosso nei primi tre mesi dell'anno. Al 31 marzo scorso, registra il bollettino delle entrate tributarie pubblicato ieri dal dipartimento delle Finanze, il calo è stato del 2,4% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno e che tradotto in euro vuole dire minori incassi per l' Erario pari a 501 milioni. Ma per i tecnici del Mef il dato non sembra destare troppa preoccupazione. Infatti, come spiega la nota diramata dalle Finanze, a frenare l'Iva nel primo trimestre sarebbe stata l'applicazione dello split payment introdotto dall'ultima legge di stabilità e ancora in fase di rodaggio con la messa a punta di software e sistemi operativi. Il grosso dei versamenti delle pubbliche amministrazioni dell'Iva addebitata ai loro fornitori e al momento soltanto accantonata, è stata versata il 16 aprile scorso. E se tutto è andato secondo le previsione dell'Economia il dato che riporterà in linea di galleggiamento il gettito Iva sarà reso noto con il prossimo bollettino delle entrate tributarie. Le amministrazioni più zelanti hanno comunque versato nei primi tre mesi (tutti o quasi nel mese di marzo) sotto la voce split payment 20 milioni di euro.

    Le dirette
    Intanto a compensare il calo dell'imposta sul valore aggiunto sono state le imposte dirette e in particolare le ritenute applicate sui redditi di lavoro dipendente del settore privato. Con un aumento di 512 milioni hanno consentito al Mef di poter parlare di sostanziale stabilità delle entrate tributarie nel primo trimestre del 2015: il gettito complessivo si è attestato a 88,536 miliardi di euro pari a -103 milioni di euro ovvero -0,1% rispetto allo stesso trimestre targato 2014. Un prezioso contributo alla tenuta delle entrate è arrivato anche dalla lotta all'evasione. Gli incassi da accertamento e controllo sono cresciuti di 385 milioni e hanno oltrepassato quota 2 miliardi (+22% rispetto al primo trimestre 2014). Di questi, spiegano dalle Finanze, oltre 1,3 miliardi di euro (+282 milioni) sono arrivati dal recupero di imposte dirette e i restanti 713 milioni (+103 milioni) dalle imposte indirette. La flessione dell'Iva pesa tutta o quasi sugli scambi interni (-2,8%) mentre per la componente relativa alle importazioni dai Paesi extra Ue la perdita si attesta a un contenuto -0,8 per cento. I 497 milioni persi sugli scambi interni si concentrano soprattutto sulle forniture di energia elettrica, gas, aria condizionata (-26,8%), l'industria (-10,5%), nonché i servizi privati (-2,5%). Tiene invece il commercio al dettaglio che nei primi tre mesi cresce dell'8,8% rispetto allo scorso anno, così come il mercato delle automobili che fa registrare un +10,4%.

    In crescita
    A far bene alle entrate erariali è sempre la patrimoniale sui depositi finanziari e bancari. L'imposta di bollo al 2 per mille ha già garantito all'Erario nel primo trimestre 1,111 miliardi di euro con un aumento di 120 milioni pari al 12,1%. Alma contrario ancora debole il mercato immobiliare che, stando almeno alle imposte di settore versate come quelle ipotecarie, i diritti catastali e di scritturato calano complessivamente del 17,5% perdendo 32 milioni con le ipotecarie e 14 milioni sui diritti. Nella contabilità presentata ieri dal dipartimento va registrato il calo dell'Ires: l'imposta pagata dalle società è in calo nel primo trimestre del 35,7% (-374 milioni), mentre la stretta disposta nel 2014 dal Governo Renzi sulle rendite finanziarie e i fondi pensione(aumento dell'aliquota dal 20 al 26% della tassazione sulle rendite finanziarie, aumento dall'11,5al 20% della sostitutiva sui risultati di gestione della previdenza complementare o ancora aumento dal 12,5% al 20% del prelievo sui proventi derivanti dalla partecipazione a Oicvm) ha portato nelle casse dello Stato complessivamente circa 1,9 miliardi in tre mesi. Tra le entrate non legate alla congiuntura crescono di 86 milioni quelle dei giochi che arrivano a 2,899 miliardi, le successioni e donazioni che crescono di 155 miliardi, mentre quelle da fumo restano invariate con un milione in più (2,398 miliardi nel trimestre). Su questo fronte va però registrato il segnale di allarme lanciato ieri dal mondo delle e-cig, secondo cui i 112 milioni attesi dal Governo dalle sigarette elettroniche saranno soltanto poco più di 11 milioni se non si metterà mano a una revisione della tassazione e soprattutto alla chiusura dei siti esteri privi di rappresentante fiscale e ai controlli da parte dei Monopoli sui soggetti irregolari.