Quotidiano Enti Locali & PA – Il Sole 24 Ore

  • 07 Gen 2015
  • Trasparenza e privacy: la strada dell'integrazione a vantaggio di Pa e cittadini

    di Marco Barbieri
  • Basta che non sia un derby. Non sarebbe mai pari a quello evocato dal premier Renzi, tra rabbia e speranza, ma sarebbe soprattutto inutile e dannoso al Paese. Trasparenza e privacy non devono opporsi, ma solo se integrate possono fornire un vantaggio alla pubblica amministrazione e soprattutto ai cittadini quando hanno a che fare con la Pa.

    Le linee guida in materia di trattamento di dati personal a fini di pubblicità e trasparenza sul web
    Il rischio del derby c’è stato, almeno la scorsa primavera, prima che nel mese di maggio fossero assunte dal Garante per la protezione dei dati personali (Garante della privacy, per dirla in soldoni) le prime “Linee guida in materia di trattamento di dati personali, contenuti anche in atti e documenti amministrativi, effettuato per finalità di pubblicità e trasparenza sul web da soggetti pubblici e da altri enti obbligati”. Per chi si occupa di adottare lo spirito e le prescrizioni del decreto legislativo n. 33/2013 è iniziata un’altra via crucis. Non bastava più solo attuare i 271 adempimenti previsti, ma sterilizzarli da ogni dato personale (non solo i dati sensibili e giudiziari, fin lì tutto facile, o quasi) nel rispetto del “principio di pertinenza e di non eccedenza”. Insomma si è alzata una nuova (legittima) attenzione: nella pubblicazione dei dati personali richiesti per rendere trasparente la PA occorre operare una distinzione tra quelli “non necessari, eccedenti o non pertinenti con le finalità della pubblicazione”. Insomma devono essere pubblicati i dati personali solo individuando quelli strettamente necessari ai fini degli obblighi di trasparenza, cioè quelli “concernenti l’organizzazione e l’attività delle pubbliche amministrazioni”. Tutto il resto deve essere espunto o “anonimizzato”.
    Un antidoto al voyeurismo? Forse. Ma certo un esercizio ulteriore di discrimine in capo a chi deve occuparsi della pubblicazioni dei dati e delle informazioni richieste per rendere la PA quella tanto auspicata “casa di vetro”. Di più, quel luogo in cui il cittadino possa partecipare e collaborare con l’amministrazione.

    Una task force per la trasparenza
    Quando i derby sono di questa natura il rischio è una brutta partita destinata a finire sullo zero a zero, l’unico risultato che vedrebbe sconfitto il cittadino. In realtà il rischio è stato avvertito anche dalle due Autorità preposte ai due corni del dilemma. E lo scorso mese di novembre i presidenti delle due Authority (Anac e Autorità garante per la privacy) hanno proposto la nascita di un gruppo di lavoro, una commissione mista, che potesse stilare le nuove linee guida che definiscano gli obblighi di trasparenza e di pubblicazione dei dati degli enti pubblici, mettendoli in relazione con le esigenze di riservatezza personale dei singoli, evitando i rischi connessi, da una parte dalla divulgazione di un’eccessiva quantità di dati e dall’altra quella di possibili omissioni.
    Se la “trasparenza è il vero antidoto alla corruzione”, come ha detto Raffaele Cantone (Anac), si deve perseguire una “trasparenza democratica e non demagogica” nella formulazione di Antonello Soro (Privacy), o come ha detto di recente il ministro Marianna Madia, una “trasparenza utile”.
    Troppi dati da pubblicare sono un problema per il cittadino che li dovrebbe poter utilizzare – “opacità per confusione” - e un rischio reale per le legittime tutele di riservatezza delle sfera personale dei soggetti coinvolti nella PA. Non deve subentrare tuttavia un alibi per la PA: il contemperamento dei principi di trasparenza e riservatezza deve sempre garantire il rispetto del principio di buon andamento dell’amministrazione. Nessuna omissione deve essere concessa invocando un “eccesso” di privacy. Per evitare che il troppo diventi alibi per il poco, è auspicabile.

    La lettera al ministro Madia
    Sempre in novembre Cantone e Soro hanno sottoscritto una comune lettera al ministro Madia, per chiedere una semplificazione della normativa in tema di trasparenza e della sua confliggente esuberanza nei confronti dei diritti della riservatezza personale: “La divulgazione on line di una quantità spesso ingestibile di dati comporta infatti dei rischi di alterazione, manipolazione, riproduzione per fini diversi, che potrebbero frustrare quelle esigenze di informazione veritiera e, quindi, di controllo, che sono alla base del decreto”. Aspettiamoci un nuovo intervento legislativo che potrebbe modificare il Dlgs n. 33/2013 prima che compia i due anni di vita.