Home  › Personale

La retribuzione di posizione è discrezionale e il giudice non può fissarla nel merito

di Paola Rossi


Il datore di lavoro pubblico ha piena discrezionalità nel fissare i criteri per l'attribuzione dei punti che determinano la retribuzione di posizione e di risultato. E ha la stessa discrezionalità quando effettua la valutazione in un caso concreto. Il giudice, infatti, può essere chiamato solo a verificare che nel riconoscimento delle maggiorazioni retributive l'amministrazione si sia attenuta ai criteri che si è autoimposti, cioè - come afferma la Corte di cassazione con l'ordinanza n. 26615 – il giudice può solo valutare che la procedura valutativa dell'amministrazione si sia effettivamente svolta e in modo corretto.

La vicenda
Il caso riguardava il comparto Università e il ricorso di un lavoratore che nel ricoprire una posizione di particolare responsabilità aveva ottenuto dal giudice di secondo grado il riconoscimento delle retribuzioni correlate di posizione e di risultato e nella misura massima prevista dai criteri fissati con delibera dal datore di lavoro.

La decisione della corte
L'Università ha proposto ricorso che la Cassazione ha accolto con rinvio affinché il giudice valuti la correttezza dell'attività valutativa compiuta dall'Università e ha posto nel nulla la decisione di merito che aveva preteso di calcolare concretamente la retribuzione dovuta al dipendente pubblico. Calcolo che il giudice ha la possibilità di determinare solo se i criteri retributivi per chi ricopre una posizione organizzativa sono stabiliti in maniera fissa, in base a titoli oggettivamente predeterminati, senza necessità di un esame valutativo da parte dell'amministrazione.


© RIPRODUZIONE RISERVATA