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Corte dei Conti LIGURIA
Sentenza 27 luglio 2016, n. 77
Data udienza 18 maggio 2016

Integrale

Concessione edilizia - Rilascio - Annullamento - Risarcimento del danno - Inclusione nella mappa del rischio del terreno interessato dall'intervento edilizio assentito - Negligenza del Responsabile del procedimento e corresponsabilità del Sindaco - Quadro normativo di riferimento - DGR n. 1121/1999 - Ignorato

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE DEI CONTI

SEZIONE GIURISDIZIONALE PER LA REGIONE LIGURIA

composta dai magistrati:

Dott. Luciano Coccoli Presidente

Dott. Maria Riolo Consigliere, relatore

Dott. Paolo Cominelli Consigliere

ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nel giudizio di responsabilità iscritto al n. 19765 del registro di Segreteria, nei confronti di

NA. Vi., elettivamente domiciliato in Genova, Via (...), presso lo studio dell’Avv. Al. Ri., che lo rappresenta e difende anche disgiuntamente con l’Avv. An. Ro. del Foro di (omissis);

CE. Da., elettivamente domiciliato in Genova, Vi (...), presso lo studio dell’Avv. Si. Ce.; rappresentato e difeso dall’Avv. Al. Be. del Foro di (omissis).

Uditi, nella pubblica udienza del 18 maggio 2016, il magistrato relatore Maria Riolo; l’Avv. Al. Ri. per Na. Vi.; l’Avv. Al. Be. per Ce. Da.; il P.M. Silvio Ronci.

SVOLGIMENTO DEL GIUDIZIO

La Procura Regionale, dopo aver emesso apposito invito a dedurre, ha citato in giudizio i signori Na. Vi. e Ce. Da., dipendenti del Comune di (omissis), chiedendo la loro condanna, a titolo di colpa grave, al risarcimento del danno di € 20.000 per Na. e di € 10.000 per Ce..

Il danno contestato ai convenuti è derivato dalle somme che il Comune ha risarcito a due soggetti privati che avevano ottenuto una concessione edilizia, successivamente annullata.

In fatto la Procura ha esposto:

- che il Consiglio comunale di (omissis) con delibera n. 28 del 26/7/2011, trasmessa alla Procura regionale ai sensi dell’art. 23, comma 5, della legge 27 dicembre 2002, n. 289, ha riconosciuto la legittimità di un debito fuori bilancio di €. 80.325,50 derivante dalla soccombenza dell’Ente locale nel giudizio civile che si è concluso con la sentenza n. 330/2011 del Tribunale di Sanremo - Sezione I^ Civile;

- che la controversia era sorta dall’azione promossa contro il Comune dai proprietari di un terreno sito nello stesso Comune di (omissis) i quali, dopo aver ottenuto - in data 12/7/2000 - la concessione edilizia n. 63/2000 a firma del Responsabile del servizio, geom. Na. Vi. per realizzare sulla loro area un impianto sportivo, a distanza di quasi un anno - ossia il 19/6/2001 - si sono visti annullare il predetto atto dall’Ufficio Tecnico Comunale che lo aveva in precedenza rilasciato (provvedimento n. 6457/2001 del medesimo geom. Na.), per contrasto con le disposizioni contenute nella Deliberazione della Giunta Regionale n. 1121/29/9/1999;

- che la suddetta deliberazione regionale, nell’apportare alcune integrazioni alla mappa delle aree soggette a rischio inondazione (approvata con la precedente D.G.R. n. 2615/28.12.1998), aveva incluso anche il terreno interessato dalla concessione edilizia de qua tra le aree storicamente inondate, sulle quali i Comuni non possono assentire interventi edilizi ed urbanistici, come disposto dall’art. 6, comma 4, della Legge Regionale Liguria 21 ottobre 1996, n. 45.

- che il Tribunale civile di Sanremo con la sent. n. 330/2011 ha condannato il Comune di (omissis) a risarcire il danno - pari ad €. 61.983,79 - subìto dai ricorrenti privati per essere stati impossibilitati, dalla condotta dell’Ente, a predisporre tempestivamente il fondo al fine di riprendere l’esercizio della floricoltura sullo stesso, che, data la destinazione del terreno, costituiva l’unica attività possibile, peraltro già praticata fino all’alluvione del 1998;

- che il Tribunale nella predetta sentenza ha ritenuto che l’inedificabilità dell’area fosse ben nota al Comune ancora prima della conclusione dell’iter per il rilascio della concessione, visto che la delibera regionale era stata assunta al protocollo comunale in data 28.12.1999;

- che in un primo tempo il Comune soccombente nel giudizio civile di primo grado decideva di appellare la sentenza n. 330/2011 del Tribunale di Sanremo, e che successivamente, nelle more del giudizio di secondo grado, ha ritenuto, invece, opportuno proporre alla controparte di causa una transazione con la quale ha riconosciuto la somma onnicomprensiva di € 40.000, esaustiva di ogni pretesa per capitale, interessi e spese legali (deliberazione della Giunta n. 232/11.12.2014), disponendo il relativo pagamento (DGC n. 266/30.12.2014) dopo l’accettazione della proposta e la formalizzazione dell’accordo;

- che i signori Na. Vi. e Ce. Da. sono stati chiamati in causa, perché in qualità, rispettivamente, di Responsabile del procedimento e di Responsabile preposto all’Ufficio Tecnico Comunale, si erano occupati del rilascio e del successivo annullamento della concessione edilizia illegittima.

- che i predetti soggetti hanno presentato deduzioni scritte in risposta all’invito a dedurre.

In diritto la Procura ha rappresentato il quadro normativo che all’epoca dei fatti disciplinava, a livello regionale, la materia urbanistica ed edilizia per far fronte alle criticità del territorio ligure connesse ai rischi idrogeologici.

La Procura, in particolare, ha evidenziato, sotto il profilo della sequenza temporale dei fatti, degli atti e delle condotte di cui è causa che, nonostante in data 28 dicembre 1999 fosse stata assunta al protocollo del Comune la suddetta D.G.R. n. 1121 che aveva integrato la mappa del rischio comprendendo anche il terreno in argomento, successivamente in data 12 luglio 2000, il geom. Vi. Na., Responsabile del procedimento, emetteva la concessione edilizia n. 63, contrastante con la deliberazione regionale, firmando l’atto come Responsabile del Servizio.

Il P.M. ha evidenziato, inoltre,

- che il 21 agosto 2000 perveniva al Comune la circolare della Regione Liguria - Settore Assetto del Territorio e Controllo Tecnico - con la quale per la prima volta - stando a quanto dichiarato in atti dall’allora Responsabile del Servizio Tecnico, geom. Ce. Da. - la Regione avrebbe portato a conoscenza dell’Ufficio Tecnico il contenuto della D.G.R. n. 1121/1999, ossia l’avvenuta inclusione nella mappa del rischio del terreno interessato dall’intervento edilizio assentito il 12 luglio;

- che, tuttavia, soltanto il 19 giugno 2001, dopo quasi un anno dalla circolare della Regione, il geom. Na., in qualità di Responsabile del procedimento, adottava il provvedimento n. 6457, con il quale la concessione edilizia n. 63/2000 veniva annullata in quanto contrastante con le disposizioni contenute nella D.G.R. n. 1121/1999.

Per la Procura la responsabilità dei convenuti deriva dall’avvenuta adozione del provvedimento concessorio in violazione della disciplina regionale che vietava interventi edilizi sulle aree a rischio inondazione, e dall’ingiustificabile ritardo col quale l’Amministrazione comunale ha poi provveduto ad annullare la concessione edilizia illegittima; ritardo, questo, che ha contribuito notevolmente al prodursi del danno a carico dei proprietari destinatari della concessione, che l’Ente è stato condannato a risarcire.

Sul ritardo col quale si è addivenuti all’annullamento della concessione edilizia illegittima, la Procura ha ritenuto rilevante anche l’operato del geom. Ce. Da., perché, nella sua qualità di istruttore direttivo di categoria D e con funzioni di Responsabile dell’intero Settore Tecnico (quindi gerarchicamente superiore rispetto al geom. Na., istruttore di categoria C), ben avrebbe potuto e dovuto sollecitare il dipendente facente parte del suo ufficio a provvedere celermente in autotutela, una volta emerso il contrasto con il contenuto della D.G.R. n. 1121.

La Procura, inoltre, ha considerato in favore dei convenuti quanto dagli istessi rappresentato in sede di risposta all’invito a dedurre. Nello specifico, i funzionari avevano messo in evidenza il contributo causale che alla emanazione della concessione edilizia illegittima ha apportato il sindaco (all’epoca dei fatti) Mo. Fr., il quale avrebbe tenuto presso il suo ufficio la DGR n. 1121 assunta al protocollo del Comune in data 28.12.1999 “...per esaminarla con calma, poiché riguardava il territorio di (omissis)”, impedendone così la circolazione e il tempestivo arrivo presso l’Ufficio Tecnico. Il P.M. ha ritenuto che il descritto comportamento dell’allora sindaco abbia contribuito alla “non conoscenza” dell’esistenza della normativa di riferimento da parte dei componenti dell’Ufficio Tecnico, fornendo così un significativo apporto causale agli eventi che hanno poi portato alla condanna del Comune.

La Procura respingendo tutte le altre argomentazioni prospettate dagli interessati nella risposta all’invito a dedurre, ha quantificato in €. 20.000 l’importo da porre a carico del geom. Na., perché, in qualità di Responsabile del procedimento, risponde sia dell’adozione della concessione edilizia illegittima, sia del ritardo dell’annullamento; in €. 10.000 l’importo da porre a carico del geom. Ce., quale corresponsabile del ritardo nell’annullamento della concessione; in €. 10.000 l’importo da porre a carico del sindaco Mo., corresponsabile dell’ignoranza del geom. Na. in ordine all’esistenza della DGR n. 1121/1999.

Il P.M. ha rappresentato che il sig. Mo. Fr. è deceduto in data 13/7/2013 e che nella fattispecie, non potendo essere chiamati a rispondere gli eredi, non è possibile procedere al recupero della quota di danno a lui addebitabile.

Il geom. Na. Vi. si è costituito in giudizio con memoria dell’Avv. Al. Ri., pervenuta il 28/4/2016.

In primo luogo la difesa ha addotto la mancata valutazione da parte della Procura circa la sussistenza e la quantificazione del danno che è stato prospettato nella controversia civile, mettendo in evidenza il fatto che la soluzione stragiudiziale è intervenuta nonostante la Corte d’Appello di Genova avesse sospeso l’efficacia della sentenza del Tribunale di Sanremo, ritenendo che ci fossero dei dubbi sull’accertamento della responsabilità del Comune e sulla quantificazione del relativo danno.

Secondo la difesa dalla decisione cautelare emergerebbe che il giudizio di appello avrebbe potuto determinare la riforma della sentenza di primo grado.

Al riguardo il difensore ha addotto la sussistenza di un concorso di colpa dei Signori Lo. e Si., che avevano chiesto il rilascio della concessione, concorso di colpa che porterebbe ex art. 1227, c. 2 c.c., all’esclusione del risarcimento nei loro confronti. In proposito la difesa ha esposto che l’istanza di concessione edilizia comprende un progetto predisposto da un tecnico abilitato su cui grava l’onere di verificare la realizzabilità dell’intervento rispetto alla legislazione vigente, per cui se si ritiene che la misura di salvaguardia fosse agevolmente conoscibile, bisognerebbe ammettere che gli instanti hanno indotto in errore l’Amministrazione, ciò porterebbe all’esclusione della colpa in capo all’Amministrazione comunale.

Quanto all’asserita eccessiva durata del procedimento di autotutela, corrispondente a 10-11 mesi, la difesa ha richiamato giurisprudenza del Consiglio di Stato che ha avuto modo di ritenere il periodo di otto mesi come un lasso di tempo assai breve, assumendo anche che i privati interessati avrebbero potuto rinunciare al titolo edilizio ripristinando lo status quo ante.

Secondo il difensore, la condotta tenuta dal Sindaco pro tempore, avrebbe impedito al geom. Na. e al geom. Ce. di prendere conoscenza della D.G.R., aggiungendo che il Na. sarebbe stato tratto in inganno dal comportamento dei privati.

La sussistenza dell’elemento soggettivo nei confronti del Na., andrebbe esclusa considerando che anche i componenti della Commissione edilizia, soggetti altrettanto qualificati, non avrebbero avuto conoscenza dell’intervenuta notifica della deliberazione regionale.

In subordine il difensore ha contestato la quantificazione del danno, in primo luogo perché, a fronte delle prospettive di accoglimento dell’appello civile la transazione raggiunta si appaleserebbe incongrua e che a tutto concedere il danno subito dai privati avrebbe dovuto essere determinato con riferimento ai mancati guadagni derivanti dalla dismessa attività floricola, ossia in € 5.580,00 anziché in 61.983.79 e che l’accoglimento dell’appello avrebbe determinato l’eliminazione della condanna del Comune al pagamento delle spese (€ 3.299,00; € 8.000,00; € 82,50).

Sulla distribuzione del danno, la difesa ha ritenuto iniquo far ricadere sul Na. il maggiore onere, trascurando che lo stesso era sottoposto alla direzione politica del Sindaco e alla direzione amministrativa del Ce. che si stava adoperando per addivenire ad una soluzione che potesse determinare l’archiviazione.

Ai fini della quantificazione del danno, la difesa ha addotto anche la rilevanza della condotta dei componenti della Commissione edilizia che dovrebbero compartecipare alla riparazione del danno in questione.

In via ulteriormente subordinata ha chiesto l’esercizio del potere riduttivo.

Il sig. Ce. Da. si è costituito in giudizio con memoria dell’Avv. Alberto Bellotti, pervenuta in via telematica il 28/4/2016.

La difesa ha chiesto in via principale il rigetto delle domande nei confronti del Ce. perché infondate in fatto e in diritto e in particolare per difetto di legittimazione passiva del convenuto e per carenza di dolo o colpa grave.

In via di estremo subordine ha chiesto la rideterminazione della quota di responsabilità a carico del Ce. nella misura minima possibile.

In via istruttoria ha chiesto l’acquisizione di tutti gli atti e documenti della pratica edilizia e del contenzioso in sede civile di primo e secondo grado.

Nel merito la difesa, dopo aver evidenziato che il danno di cui è causa corrisponde alla somma che i Pubblici amministrazione hanno scelto discrezionalmente di offrire ai privati in transazione del contenzioso pendente in sede giudiziale e in secondo grado, ha addotto che nelle contestazioni mosse ai convenuti non è mai emerso una circostanza preliminare ed assorbente rappresentata dal fatto che la Corte di Appello di Genova, investita del gravame proposto dal comune di (omissis) avverso la sentenza del Tribunale di Sanremo n. 330/2011, con ordinanza emessa in data 25/1/2012, ha disposto la sospensione dell’esecuzione della sentenza di primo grado in ragione dell’esistenza di dubbi sulla responsabilità del Comune e sulla quantificazione del danno, attribuendo all’appello proposto dal Comune un certo grado di fondatezza.

Il difensore ha rilevato che nonostante la suddetta ordinanza di sospensione, gli amministratori comunali, a distanza di tre anni, nel dicembre del 2014 decidevano, con una scelta erronea ed avventata, di riconoscere ai privati ben 40.000 euro dei 61.983,79, riconosciuti dal Tribunale nella sentenza di primo grado.

La difesa ha lamentato che nel presente giudizio non sia stata formulata alcuna valutazione di detta circostanza e delle eventuali responsabilità e delle conseguenze nella quantificazione del danno posto a carico del convenuto, assumendo nello specifico che i privati avevano già scelto di non coltivare la propria terra per gli anni dal 1998 al 2000, lamentando poi di non averlo potuto fare negli undici mesi intercorrenti tra la data del rilascio della concessione (12/7/2000) alla data di annullamento della stessa (19/6/2001).

Secondo il difensore, i privati avrebbero dovuto sapere, quantomeno al pari degli Uffici comunali, dell’impossibilità di edificare nella zona in questione, né gli stessi hanno fatto affidamento sull’erroneo rilascio della concessione, tanto che, nonostante le reiterate comunicazioni al Comune sull’inizio dei lavori previsti nella concessione, essi non hanno realizzato alcunché e non hanno adottato misure che potessero eliminare il rischio idrogeologico.

A supporto della prospettata possibilità di esito positivo dell’appello proposto dal Comune avverso la sentenza di condanna del Tribunale di (omissis), ha richiamato le motivazioni sviluppate dal Comune nell’atto di appello e l’email che l’Avv. Ca. Po. aveva inviato al Comune in data 23/2/2012, con la quale e con riferimento all’ordinanza di sospensione della Corte di appello di Genova, si rappresentava che l’ordinanza conteneva, relativamente al merito della vertenza, una motivazione particolarmente favorevole per l’Amministrazione.

Sotto il profilo della tempistica dell’annullamento della concessione, la difesa ha evidenziato in primo luogo che l’Ufficio Tecnico ha consentito la partecipazione del privato al procedimento, informandolo tempestivamente del problema e tentando di concerto con l’amministrazione provinciale di risolvere il problema stesso, attraverso le opere di mitigazione del rischio che, tuttavia, non sono risultate sufficienti ad escludere il rischio idrogeologico nell’area in questione.

La difesa ha addotto l’infondatezza delle contestazioni di ritardato annullamento della concessione, richiamando l’art. 21 nonies, 1° comma, della legge n. 241/1990, in base al quale il provvedimento amministrativo illegittimo può essere annullato per ragioni di interesse pubblico, entro un termine ragionevole comunque non superiore a diciotto mesi dal momento dell’adozione dei provvedimenti di autorizzazione.

Sull’adozione del provvedimento concessorio in violazione della disciplina regionale che vietava interventi edilizi sulle aree a rischio inondazioni, il difensore dopo aver evidenziato che il sindaco di allora, sig. Mo., aveva trattenuto il Bollettino Ufficiale Regionale, che venne ritrovato dopo l’annullamento della concessione edilizia, ha addotto che l’errore in cui è incorso il responsabile del procedimento è quantomeno da considerare scusabile, essendo il comportamento del Sindaco l’unica causa del suo agire erroneo che lo determinò a rilasciare l’autorizzazione amministrativa.

La difesa ha anche addotto che la pratica era stata esaminata dalla Commissione Comunale Edilizia il 4/4/2000 senza che nessuno dei tecnici che la componevano fosse al corrente delle limitazioni di cui alla D.G.R. n. 1121/99.

All’odierna pubblica udienza i difensori dei convenuti hanno insistito come in atti.

Il P.M. ha confermato la domanda di cui all’atto di citazione.

Considerato in

DIRITTO

La Procura regionale chiede la condanna, a titolo di colpa grave, di Na. Vi. al pagamento di € 20.000 e di Ce. Da. al pagamento di € 10.000, per il danno subìto dal Comune di (omissis) (€ 40.000) a causa del rilascio e del successivo annullamento di una concessione edilizia illegittima nei confronti dei signori Lo. Ma. e Si. Gi..

Il restante importo di € 10.000, è stato attribuito dalla Procura all’apporto causale del sindaco pro tempore, Mo. Fr., deceduto in data 13/7/2013.

Si tratta di una fattispecie di danno indiretto che trae origine dalla sentenza n. 330/2011 del Tribunale civile di Sanremo, che condannava il Comune di (omissis) al pagamento di € 61.983,79, in favore dei suddetti soggetti che avevano conseguito una concessione edilizia poi annullata e dalla successiva transazione intervenuta tra il Comune e gli stessi destinatari della concessione, in favore dei quali l’Ente locale ha pagato la somma di € 40.000, esaustiva di ogni pretesa per capitale interessi e spese legali.

I convenuti sono stati chiamati in causa nella qualità di Responsabile del procedimento che ha portato al rilascio della concessione edilizia il sig. Na. Vi., e nella qualità di Responsabile preposto all’Ufficio Tecnico Comunale, il sig. Ce. Da..

L’azione è fondata.

Come ampiamente e compiutamente esposto nell’atto di citazione la concessione edilizia di cui è causa è stata rilasciata senza tener conto del quadro normativo di riferimento che disciplinava, a livello regionale, la materia urbanistica ed edilizia per far fronte alle criticità e ai rischi idrogeologici del territorio ligure.

In particolare, in base alla legge regionale 16 agosto 1994, n. 45 i comuni avevano prodotto la documentazione cartografica del proprio territorio concernente le aree che erano state interessate, in epoca storica o recente, da fenomeni alluvionali e potenzialmente e statisticamente soggette a rischio di inondazione.

Con successiva legge regionale 21 ottobre 1996, n. 45, è stata prevista all’art. 6 l’approvazione, a cura della Giunta regionale, delle mappe dei rischi, prescrivendo altresì che a queste ultime si dovessero obbligatoriamente adeguare gli strumenti urbanistici e comminando espressamente, per i sindaci, il divieto di assentire interventi edilizi in contrasto con le indicazioni contenute nei predetti documenti.

Ha fatto seguito la deliberazione n. 2615 del 28/12/1998, con la quale la Giunta regionale ha approvato la prima mappa del rischio di inondazione della Liguria, che comprendeva alla tavola 258-2 anche il Comune di (omissis), ed ha disposto che a decorrere dalla data di pubblicazione della deliberazione stessa sul B.U.R.L. - avvenuta il 17 febbraio 1999 - divenivano operativi i divieti previsti dalla citata legge n. 45/1996.

Con la successiva deliberazione della Giunta Regionale n. 1121 del 29.9.1999 (pubblicata nel B.U.R.L. del 27 ottobre 1999) è stata integrata la perimetrazione delle mappe di rischio già approvate con la precedente deliberazione n. 2615/1998, e a modifica della predetta tavola 258-2, sono state inserite nelle aree del Comune di (omissis) anche quelle inondate a seguito degli eventi alluvionali di settembre-ottobre 1998.

Se il Comune di (omissis), e nello specifico il Responsabile del procedimento, sig. Na. Vi., avesse avuto presente le leggi regionali sopra richiamate e la D.G.R. n. 1121 del 29.9.1999, avrebbe respinto l’istanza presentata in data 8/2/2000 dai sig.ri Lo. Ma. e Si. Gi., volta a conseguire il permesso di costruire un impianto sportivo proprio nell’area della mappa dei territori a rischio.

Il rilascio della concessione è scaturito, pertanto, dalla gravissima negligenza in cui è incorso il Responsabile del procedimento, che ignorando il quadro normativo di riferimento, in data 12 luglio 2000, ha emesso la concessione edilizia n. 63, firmando l’atto come Responsabile del Servizio.

Il necessario e successivo annullamento dell’atto illegittimo ha portato comunque al contezioso civilistico in cui il Comune è stato condannato al risarcimento del danno subito dai privati per il ritardo con cui si è provveduto all’annullamento della concessione, precludendo ai suddetti che avevano presentato l’istanza stessa, la continuazione dell’uso del terreno stesso.

E’ vero che vi è stata una corresponsabilità del Sindaco, sig. Mo., che dopo l’assunzione a protocollo da parte del Comune della D.G.R. n. 1121/1999 (avvenuta il 28/12/1999), ha trattenuto la deliberazione stessa, senza che gli uffici interessati potessero prendere conoscenza di quanto era pervenuto al Comune.

Si tratta, tuttavia, di circostanza che, come correttamente ritenuto dalla Procura, è idonea a configurare una corresponsabilità del sindaco stesso, ma non è tale da giustificare l’operato gravemente colposo del geom. Na., che in qualità di Responsabile del procedimento di rilascio della concessione edilizia avrebbe comunque dovuto e potuto conoscere l’esistenza della DGR n. 1121 e delle citate leggi regionali, trattandosi di atti dalla cui conoscenza non si poteva prescindere prima del rilascio della concessione e che, peraltro, erano facilmente conoscibili essendo stati sottoposti alla prescritta pubblicazione.

Va evidenziato che dopo il rilascio dell’autorizzazione, quando il 21 agosto 2000 perveniva al Comune la circolare della Regione Liguria - Settore Assetto del Territorio e Controllo Tecnico (circolare, questa, richiamata nel provvedimento di annullamento della concessione), con la quale per la prima volta l’Ufficio Tecnico sarebbe venuto a conoscenza del contenuto della D.G.R. n. 1121/1999, non vi è stato un immediato intervento per rimuovere l’autorizzazione a costruire e soltanto il 19 giugno 2001 il geom. Na., in qualità di Responsabile del procedimento, ha adottato il provvedimento n. 6457, con il quale è stata annullata la concessione edilizia n. 63/2000 in quanto contrastante con le disposizioni contenute nella D.G.R. n. 1121/1999.

Il ritardo con cui è intervenuto l’annullamento della concessione ha avuto notevole rilevanza nella quantificazione del danno effettuata dal giudice civile in favore dei proprietari destinatari della concessione a causa della “mancata coltivazione per il biennio 2000/2001” del terreno in questione.

D’altra parte, se i destinatari della concessione avessero saputo tempestivamente dell’impossibilità di realizzare il progetto, sarebbero stati messi in condizione di non perdere due anni per riprendere l’attività di floricoltura, ivi praticata in precedenza e fino al 1998.

Né il termine previsto dall’art. 21 nonies, 1° comma dalla legge n. 241/1990, invocato dalle difese, può determinare l’esclusione della responsabilità in cui sono incorsi i convenuti. La legge, infatti, pur prevedendo che l’annullamento, ove sussistano i presupposti di legge, deve intervenire in un termine ragionevole e comunque non oltre i diciotto mesi dall’adozione del provvedimento stesso, stabilisce al contempo che “Rimangono ferme le responsabilità connesse all’adozione e al mancato annullamento del provvedimento illegittimo”.

La colpa grave del geom. Na. è, quindi, innegabile sia per aver rilasciato la concessione edilizia nella totale ignoranza di quelle disposizioni dettate dall’esigenza di salvaguardare e tutelare l’incolumità di persone e cose da fenomeni alluvionali, sia per avere con grave negligenza aspettato quasi un anno prima di procedere all’annullamento della concessione.

Sul ritardato annullamento della concessione edilizia illegittima, è stata anche rilevante la condotta del geom. Ce. Da., perché, quando è emerso il contrasto della concessione con il contenuto della D.G.R. n. 1121, nella sua qualità di istruttore direttivo di categoria D e con funzioni di Responsabile dell’intero Settore Tecnico, avrebbe dovuto sollecitare il geom Na. a provvedere con tempestività all’annullamento della concessione.

In realtà il Ce., dopo aver appreso della esistenza di zone soggette a limitazioni nel Comune di (omissis) per effetto della circolare regionale (pervenuta al Comune in data 21 agosto 2000), non si è in alcun modo attivato presso il Responsabile del procedimento per la rimozione del provvedimento edilizio risultato illegittimo.

In siffatto contesto, la colpa grave di Na. e di Ce. è incontestabile.

I difensori dei convenuti ritengono, tuttavia, che, ferma restando l’illegittimità della concessione edilizia, gli stessi non debbano rispondere del danno in argomento, incentrando la loro linea difensiva sul fatto che la transazione, che ha portato il Comune a pagare ai privati la somma di € 40.000, è stata effettuata dagli amministratori comunali in pendenza del giudizio di appello avverso la sentenza del Tribunale di Sanremo n. 330/2011 e nonostante l’avvenuta sospensione da parte della Corte di appello di Genova della sentenza del Tribunale di Sanremo.

In sostanza, secondo i difensori, la scelta transattiva sarebbe stata erronea ed avventata e la Procura Regionale della Corte dei conti, nell’accertamento della responsabilità dei convenuti, non avrebbe tenuto in alcun conto siffatta circostanza.

Ebbene, quanto all’esito del giudizio d’Appello, che secondo i difensori avrebbe avuto grosse probabilità di successo (ma che avrebbe potuto concludersi anche negativamente per il Comune), si tratta in ogni caso di un evento ipotetico e, come tale, non idoneo ad escludere la sussistenza del danno e ad interrompere il nesso di causalità tra l’avvenuta adozione della concessione illegittima e la vicenda giudiziale in cui è stato travolto il Comune.

Anche tutte le argomentazioni difensive tendenti a contestare la quantificazione del danno effettuata dal giudice civile, non possono assumere significativa rilevanza in questa sede, ma avrebbero dovuto essere prospettate nel giudizio civile che ha visto il Comune soccombente.

Né possono condividersi le argomentazioni difensive sulla sussistenza di un concorso di colpa da parte dei privati che hanno chiesto la concessione edilizia. Se i convenuti avessero, infatti, adempiuto con l’uso dell’ordinaria diligenza ai propri obblighi di servizio ci sarebbe stato un diniego alla domanda di concessione edilizia, o comunque, ci sarebbe stato, un tempestivo annullamento della concessione stessa, indipendentemente dal fatto che i richiedenti potessero o dovessero essere a conoscenza della normativa in materia edilizia.

Sulla imputazione del danno, il Collegio, a differenza del P.M., che ha ritenuto riferibile al sindaco soltanto l’importo di € 10.000, ritiene di dover valutare l’apporto causale di Mo. Fr. nel 50% del danno complessivo, ossia in € 20.000.

I convenuti vanno, quindi, condannati al pagamento del restante danno in favore del Comune di (omissis): il geom Na. Vi. è tenuto al risarcimento di € 14.000 e il sig. Ce. Da. al risarcimento di € 6.000. Gli importi si ritengono comprensivi di rivalutazione monetaria.

Gli interessi sono dovuti dal deposito della sentenza.

P.Q.M.

Corte dei conti, Sezione Giurisdizionale regionale per la Liguria, definitivamente pronunciando e respinta ogni contraria istanza od eccezione

CONDANNA

NA. Vi. al risarcimento, in favore del Comune di (omissis), di € 14.000.

CE. Da. al risarcimento, in favore del Comune di (omissis) di € 6.000,00.

I suddetti importi si considerano comprensivi di rivalutazione monetaria.

Gli interessi sono dovuti dal deposito della sentenza.

Le spese quantificate in € 562,40 (Euro Cinquecentosessantadue/40)

incombono in parti uguali sui convenuti.

Così deciso in Genova, nella camera di consiglio del 18 maggio 2016.

L’ESTENSORE

F.to (Maria Riolo)

 

IL PRESIDENTE

F.to (Luciano Coccoli)

 

Deposito in Segreteria 27 luglio 2016.

 

F.to p. Il Direttore della Segreteria

Il Collaboratore Addetto

(Rosella Gisella Casciani)

Da: Pubblica Amministrazione 24